mercoledì 9 aprile 2014

Scatole impolverate - Progetto conigli - 19

Arrivano le feste, trascorriamo il Natale del 1982 con le rispettive famiglie, la vigilia a casa Soldati, il Natale dai miei, siamo sereni nonostante tutto, guardiamo avanti.


Tutti gli anni a carnevale i miei genitori organizzano grandi feste a casa loro e questa volta ci possiamo essere anche noi e tanti nostri amici ritrovati....



I fratelli Possamai, amici di una vita, presenti in tutti i momenti felici e no della mia vita, sette fratelli meravigliosi....Tito e Toti su tutti. Giova, il più grande, da due anni ci guarda sorridente come in questa foto, da lassù......

Il più bel moro di Venezia!

I cugini di papà con le mie cuginette Antonella e Barbara

Sono feste importanti, con decine di ospiti tutti rigorosamente in costume, c'è un buffet che offre quantità di cibo industriale e di grande qualità, si fanno giochi e si balla. Sono belle feste!

Il lavoro in allevamento ci impegna parecchie ore al giorno, le bestiole vogliono mangiare anche a Natale e a Capodanno, tanto per capirci e le femmine coi piccoli devono poter allattare.
I conigli sono animali estremamente delicati, Claudio impone norme di igiene severe per chi entra a visitare il capannone.
Io mi occupo dei parti e dell'allattamento delle fattrici. Ogni fattrice ha una sua scheda, scriviamo quando è stata portata al maschio e quando si avvicina il periodo del parto attacchiamo una scatola esterna, il nido, alla gabbia. Nel nido mettiamo un buon strato di paglia morbida. C'è una porticina che rimane aperta per permettere alla coniglia di entrare e preparare la sua tana col pelo che si strappa dal dorso e che sistemerà amorevolmente sopra la paglia.
Tutti i giorni io devo controllare i piccoli che nascono, devo ripulire la paglia sporca cambiandola e chiudere la porticina quando i piccoli sono stati allattati. Resterà chiusa fino al mattino successivo per evitare che la mamma,  entrando e uscendo dal nido, possa trascinare  fuori i coniglietti e farli morire di freddo.
Succede che alcune coniglie partoriscono fino a dodici, tredici piccoli e allora li devo smistare, cercando delle balie e giro per tutto il capannone con un cestino imbottito dove tengo al caldo queste piccole creature che mi commuovono.
Non è un lavoro facile, tanto meno pulito, ma amo queste bestioline e cerco di fare del mio meglio per farle stare bene.
Come dicevo, dalle stelle alle stalle.


Alcuni mesi dopo Claudio viene contattato da un giornalista che scrive per un giornale di settore e chiede di poter visitare questo allevamento "modello"
Pubblicano un bellissimo articolo.

A Pasqua del 1983 la nostra casa è praticabile, quasi finita, finalmente ci possiamo sistemare!
Silvio  ed Enrico entrano in possesso della loro bella camera e Enrico vuole subito appendersi la foto della sua squadra del cuore....

W Juve tutta la vita!

A luglio di quell'anno arriva Sunny, la figlia di una mia ex collega, Jennie. Vogliamo che i bambini mantengano l'inglese quindi la facciamo arrivare dalla California per stare con loro e con lei andremo anche in Sardegna quell'estate, Claudio rimane a casa per ovvi motivi.


Dominique (Sunny) con me a Venezia.

A luglio arrivano anche Carol con i suoi tre bambini, Dana, Jana e Todd. Ci divertiamo con loro e passiamo settimane fantastiche.
La nostra nuova e grande casa è spesso piena di amici americani.

A settembre a Erba, in provincia di Como, si svolge tutti gli anni una rassegna internazionale di conigli, partecipiamo e ci regaliamo un bellissimo fine settimana sul lago.

Per quei due giorni a badare ai conigli lasciamo una coppia di collaboratori che starà con noi per 21 anni, finché staremo a Jesolo, Elio e Isetta, due persone meravigliose che tanto, tanto hanno fatto per noi e per la nostra azienda.
Isetta ha asciugato tante mie lacrime negli anni......oltre ad essere sempre pronta a correre in nostro aiuto per qualsiasi cosa. Diventa per me una "vice mamma".

In California restano tanti amici cari e l'8 di novembre del 1983 Loise da alla luce Laurel Ann, una bimba bellissima

Edward orgoglioso ci mostra la sua primogenita.
In qualche modo siamo sempre partecipi della vita loro e degli altri, ma ci mancano tutti e ci manca la California!

mercoledì 2 aprile 2014

Scatole impolverate - Star tranquilli mai.... - 18

E' così, la mia vita continua ad essere un saliscendi di accadimenti e di cambiamenti.
I bambini hanno finito la scuola, sono i primi giorni di giugno, dall'Italia arriva un richiamo accorato.....mio suocero ha bisogno che Claudio rientri in Italia, ci sono in vista grandi cambiamenti nella proprietà della famiglia e anche lui deve fare la sua parte, in cambio avrà la possibilità di aprire un allevamento di conigli all'avanguardia.
 Il papà di Claudio è ingegnere e non si è mai occupato dell'azienda agricola che possiede in società col fratello a Jesolo. Lo zio di Claudio è molto ammalato e mio suocero decide che è il momento di prendere in mano la gestione della sua metà della campagna.
Claudio deve tornare.
Una bomba.....un'altra bomba, l' ennesima.
 Noi siamo felici in California, a me è stata offerta una nuova opportunità di lavoro da Chanel, mi chiedono di diventare buyer per l'azienda, ci stavo giusto riflettendo.....e adesso questa notizia.....
Da una parte sento il richiamo dell'Italia, penso che posso riavvicinarmi alla mia famiglia, penso che Claudio non può negare la sua esperienza a suo papà. 
Dall'altra parte c'è una buona situazione economica acquisita, ci sono i bambini che hanno la padronanza di due lingue e sono felici, ci sono gli  amici meravigliosi, c'è un clima fantastico e tante tante nuove opportunità.
 C'è anche, inaspettatamente, la mia famiglia che molto saggiamente mi spinge a rimanere dove sono....è destabilizzante per me perché non me lo aspettavo e la cosa mi fa pensare.....ma non abbastanza evidentemente perché decidiamo di partire, lasciare la California e tornare in Italia.
Entrambi diamo le dimissioni e per me è un'agonia, mi viene il dubbio di fare il più grande errore della mia vita ma il dado è tratto e non si torna  indietro.
 Da Weinstock's si piange, si piange in tante di noi, ci si abbraccia, ci si promette che resteremo sempre in contatto, Mabel Smith mi fa promettere che, in qualsiasi momento dovessi tornare sui miei passi, tornerò da lei e riavrò il mio posto. Lacrime e rimpianto, di già.
Da Sacramento arrivano i grandi capi, mi chiedono se c'è qualche offerta che prenderei in considerazione per rimanere, altre lacrime. Dopo un paio di giorni mi vedo recapitare al posto di lavoro due grandi scatoloni, personali,  da parte della Chanel. Quando li apro rimango senza parole, dentro ci sono tutti, e dico tutti, i prodotti della linea, nessuno escluso. Sono un omaggio, così non li dimenticherò.
Arriva una ragazza che aiuto a diventare la supplente di linea finché troveranno una persona a cui affidarla. Le insegno quello che posso con amore e passione, lei non vede l'ora che mi tolga di torno, pensa che sia la sua possibilità, non immagina quanto sta sbagliando, la stolta!
Mabel, Valerie, Jennie, Kim, Pat e tante altre colleghe organizzano un pranzo per salutarmi e mi riempiono ancora di regali
Alcune di noi, con Mabel alle spalle di Valerie

In pochi giorni i mobili sono smontati e caricati sul container che in un mese arriverà in Italia via mare, poi a Jesolo. Facciamo nuovamente le valigie, tante anche questa volta, e ci prepariamo a lasciare questo paese che ci ha dato così tanto. Naturalmente con noi partono i nostri amatissimi cani!

 Siamo consapevoli del fatto che lì lasceremo per sempre un pezzo dei nostri cuori.

E' l'ultima sera e stiamo da Valerie, abbiamo salutato prima tutti gli altri amici che ci hanno accolto, aiutato e amato. La mattina seguente l'aereo partirà all'alba. 

Claudio e Valerie
Al nostro arrivo in Italia si scatenano i festeggiamenti, dopo di che cominciamo a farci qualche domanda perché capiamo che niente sarà come avrebbe dovuto essere, ma siamo ormai lì e dobbiamo cercare di trovare una soluzione alla nostra vita. Claudio apre il suo allevamento di conigli, suo papà finanzia il progetto. Nel frattempo abitiamo un po' dai miei e poi un po' anche dai miei suoceri.

Ci regaliamo un po' di giorni in Cadore, dagli zii di Claudio, Aldo e Wilma, a fine estate. Siamo legatissimi a loro e alla loro famiglia. Poi dobbiamo tornare coi piedi per terra e affrontare il nostro nuovo futuro a Jesolo.
Non c'è ancora la casa e troviamo una sistemazione provvisoria a Jesolo Lido in un appartamentino di una zia di Claudio che molto gentilmente ci ospita. C'è un problema, manca il riscaldamento e comincia l'autunno.......
I bambini cominciano a frequentare la scuola a Jesolo Paese, la mattina li accompagnamo e  poi andiamo a lavorare nel capannone dove nel frattempo tutte le gabbie sono state riempite da circa 500 fattrici e 60 maschi riproduttori.
 Passo dalle stelle alle stalle.
Non ho mai toccato un coniglio prima, Claudio mi insegna come si prendono in braccio e come vanno manipolati. L'allevamento è ospitato nella ex stalla da vacche da latte che c'è in azienda, dove fino a qualche anno prima trovavano posto   200 vacche da latte in lattazione a stabulazione libera (significa che erano libere di uscire anche all'esterno). Questa era stata una stalla di dimensioni importanti,  con due grandi sale di mungitura.
 La stalla misura m.75 per m. 25. Noi la riempiamo di conigli e camminiamo per chilometri tutti i giorni per accudirli.
A Jesolo non conosciamo nessuno, proprio nessuno, e siamo in mezzo al niente in piena campagna.
 Incontriamo i vicini e troviamo affetto e disponibilità inaspettati al punto che fuori di scuola i nostri bambini vengono parcheggiati a casa loro. Proseguono i lavori di casa nostra intanto. Decidiamo di sistemare il "magazzino del latte" che sta sopra la stalla, come nostra abitazione. La scelta deriva dal fatto che è un enorme stanzone che possiamo dividere come vogliamo, è già costruito, ed è comodissimo per noi che lavoriamo al piano di sotto. Ci vorranno alcuni mesi di lavoro, comunque molto meno che farla ex nova, ma non avrò mai più nella mia vita una casa così bella, grande e comoda.
Nel frattempo però stiamo in spiaggia......
La sera al nostro ritorno accendiamo le stufette catalitiche per scaldarci un po' ma è un vero incubo, le lenzuola sono bagnate, l'acqua scorre nei vetri da tanta umidità c'è in casa. Ogni sera, quando rientriamo, maledico la decisione presa.
E' talmente invivibile che scappiamo da quell'appartamentino e ci adattiamo a stare in un pezzo della casa "che sarà", è fredda ma non c'è umidità e riusciamo a scaldare con una grande stufa a gasolio.
Se ci ripenso non so come abbiamo fatto a sopportare quei disagi con due bambini per tanti mesi.

lunedì 31 marzo 2014

Scatole impolverate - Momenti di vita quotidiana - 17

Siamo alla fine del 1981 e ci prepariamo per le feste di Natale. Arrivano anche i nonni Soldati con Serenella e c'è il cugino Lodovico che lavora con Claudio alla gestione dell'azienda agricola.
Il 3 gennaio 1982 Silvio compie 9 anni e organizziamo una bella festicciola coi suoi amichetti. Viene anche un mago con la  sua assistente ed i bambini li adorano...




Silvio ed Enrico fra gli amici

In quanti si riconosceranno!!!
A Febbraio organizzo uno shower party per Geraldine, la collega che di lì a poco sarebbe diventata mamma, un'occasione in più per ritrovarci e fare festa.

Quel giorno Enrico va diretto dalla futura mamma e le chiede perché ha il pancione. Lei gli risponde che dentro la pancia ha il suo bimbo, al che Enrico le domanda perché mai se l'è mangiato.....

E' aprile e si torna a sfilare per Lacoste, questa volta anche Enrico partecipa.

Facciamo un sacco di gite coi bambini e con gli amici, Sacramento, la baia di San Francisco, i parchi, insomma, vivere in California si rivela essere una scelta vincente, non si sente la necessità di andare in ferie nonostante il lavoro ci impegni molto.




Arriva l'estate, la scuola finisce ai primi di giugno 
Silvio viene premiato come miglior studente della sua classe, grande soddisfazione.
Enrico non può essere da meno e alla fine dell'asilo riceve il suo bel diploma!
E' in quei giorni che la nostra vita viene sconvolta nuovamente. E' il giugno del 1982.







mercoledì 26 marzo 2014

Scatole Impolverate - Up and down....Su e giù per San Francisco 16

La vita continua......
Lavorando per Chanel continuo ad avere la sensazione di vivere quasi sopra una nuvola, due volte l'anno partecipo ai seminari per la presentazione delle nuove stagioni in alberghi da sogno, una volta mi trovo contemporaneamente al presidente Sandro Pertini al St. Francis Hotel, emozione non da poco.....


St. Francis Hotel


Un'altra volta mi raggiungono a San Francisco due amiche un po' pazze, Carole e Susanne, mi portano in giro di notte a locali e così scopro che ci sono anche i bar dove le signore sole vanno a pescare compagnia.....e che compagnia!!! Naturalmente noi osserviamo divertite con un drink in mano.........

C'è poi quella volta che decido di partire da sola con la mia macchina, nonostante la mia manager Mabel Smith cerchi di farmi desistere, voglio essere indipendente e non aspettare i tempi di qualche collega. Mabel mi prega di pensarci bene, girare per San Francisco nelle ore di punta può diventare un incubo. Niente da fare. Claudio mi sostiene e la sera precedente, cartina alla mano, mi spiega la strada che devo fare.......al quinto o sesto cambio di autostrada mi sono già persa e mi rendo conto dell'avventatezza della mia decisione, ma Claudio che non si perde mai, mi incoraggia:" Ci siamo andati decine di volte, come puoi pensare di perderti?". E mi rispiega il tragitto per l'ennesima volta. E' venerdì sera e andiamo a dormire presto, ho la sveglia alle 5.00 del mattino, il seminario comincia alle 9.00 in punto.
Passo una notte insonne.

Il sabato mattina infilo un paio di jeans, un maglioncino, scarpe da ginnastica e parto che è buio pesto con la mia valigetta e la piantina di San Francisco sul sedile a fianco. Il tragitto è di circa Km. 120, so che per arrivare a destinazione col traffico del mattino mi ci vogliono un paio d'ore, quindi partendo alle 5.30 posso essere in albergo prima delle 8.00, prendere la camera, farmi una doccia e vestirmi a dovere per essere pronta per le 9.00. 
E' perfetto, sono tranquilla.
Abito in Glasgow Avenue al n. 143, devo arrivare alla Highway 5 Sud fino alla 205 Ovest.
Passo per le città di Livermore e Pleasanton, devo arrivare alla congiunzione con la 13 Nord, poi girare intorno alla città di Oakland....e lì ho il primo sbandamento......sbaglio e entro in città. Dovete sapere che Oakland era ,all'epoca, abitata al 90% da persone di colore, non era esattamente saggio per una donna sola passarci in mezzo, soprattutto se questa non sapeva da che parte dirigersi!!!
In un modo o nell'altro, perdendo minuti preziosissimi e sudando copiosamente recupero la 13 e riprendo verso il Bay Bridge

Il Bay Bridge è diviso in due dall'isola di Yerba Buena, sono all'incirca le 7.00 se non ricordo male ma ricordo benissimo un traffico così....

Il pedaggio si paga all'imbocco del ponte.

Giusto per dare un'idea del traffico e delle strade in città!
Comunque, attraverso il ponte in mezzo a questa marea di auto e arrivo a San Francisco, sìììììì!!! Sono sulla Broadway finalmente, devo girare a destra ........sbaglio e giro a sinistra e sono perduta per sempre......quando me ne rendo conto è tardi ma non ho la possibilità di tornare indietro perchè ho imboccato la 101, autostrada pure questa, che porta all'aeroporto, molto lontano dalla mia destinazione, e sono le 8.00 e sto sudando in modo vergognoso e piango perché mi accorgo che guardando lo specchietto retrovisore, questo contiene tutta la città di San Francisco...



E adesso che cosa faccio? Piango, ho pianto tanto quella mattina, sono uno straccio.
All'improvviso sento una sirena avvicinarsi e un pezzo di gnocco di poliziotto in moto mi raggiunge, gentile anzi gentilissimo, si preoccupa per le mie lacrime e mi tranquillizza.....mi scorterà lui fino allo svincolo corretto per tornare indietro.
Secondo me a questi in moto gli fanno fare il provino a Hollywood!
Ad ogni modo col suo aiuto rientro in città e passo anche sotto una delle meraviglie di San Francisco, Lombard Street....

Il fatto è che è tardissimo, devo ancora fare il check in, fare la doccia ormai indispensabile e vestirmi.....sono quasi le 8.30, devo volare!
Arrivo all'ultima traversa, Mason Street che mi porterà dritta all'albergo e mi trovo sotto ad una di quelle salite famose a San Francisco che non vuoi mai trovarti a dover fare con una macchina con le marce. Mi accodo, c'è un traffico esagerato....guardo in alto il semaforo è ver
de, comincio a pregare che rimanga verde finchè salgo e passo aldilà del semaforo..."ti prego rimani verde, rimani verde, rimani verde"....ROSSO. Sono quasi in posizione verticale, tiro il freno a mano, sono prima di una lunga fila di macchine dietro la mia. Le mani sono così bagnate che la cloche mi scivola dalle dita, panico. Arriva il verde e cerco di partire, risultato vano, lascio un po' di copertoni sull'asfalto. ROSSO nuovamente, devo calmarmi ce la posso fare. Non so esattamente quanti verdi e quanti rossi si alternano prima dell'arrivo della polizia, io sono ormai allo stremo.
Il poliziotto che mi si avvicina non ha passato il provino di Hollywood, è astioso, arrogante, grasso e brutto, è pure maleducato e ringhia:" What's going on here?" (Che cosa succede qui?)

E' ovviamente un'immagine dal web, il mio agente non lo avrebbero mai pubblicato!

Due immagini di Mason Street che non rendono assolutamente l'idea della pendenza, ve lo giuro.....
se osservate bene vi accorgete che è One Way, senso unico, in discesa! Allora, nell'81 si saliva soltanto.


Spiego all'agente che proprio non ce la faccio a far partire l'auto, lui mi fa scendere e ci prova.......e non ce la fa!!! Nel frattempo alcune auto della polizia intervengono per smaltire le code, io mi prendo improperi in tutte le lingue dagli altri automobilisti ma mi sento stranamente meglio visto che nemmeno l'agente intervenuto è stato in grado di far salire la mia piccola Mazda!
Alla fine un altro agente me la tira su da lì e mi mandano via, l'albergo è proprio lì a due passi, entro in garage, parcheggio e mi fiondo alla reception. L'aspetto di una pezzente, l'odore di una senzatetto.....
Con aria di gran sussiego mi viene spiegato che non c'è nessuna camera a nome mio......ma come, non è possibile, ho chiamato la sera prima.....controllano, io devo aspettare.
Minuti preziosi scivolano via, mi sembra che da un momento all'altra potrei perdere il controllo, sono le 9.15.....
Finalmente, scusandosi mi dicono che effettivamente la prenotazione c'era ma hanno dovuto mettere in camera con me una collega e per qualche motivo il nome che appare è il suo. Va bene, qualsiasi cosa ma lasciatemi andare!
Dalla sala dove si tiene il seminario chiamano in quel momento la hall cercandomi, devo affrettarmi al meeting, sono in ritardo vergognoso.
Entro trafelata e mi trovo davanti una decina di ragazze bellissime, truccate e pettinate alla perfezione, profumate e scioccate nel vedermi in queste condizioni. Chiedo scusa mi siedo e non apro bocca fino alla pausa pranzo quando riesco a correre in camera, lasciare il bagaglio, lavarmi e prepararmi a modino!
Il seminario è fantastico come ogni volta, la sera si va in splendidi ristoranti e si sta in buona compagnia fra colleghe.
E' domenica pomeriggio e finisce tutto, saluti, baci e abbracci e si torna a casa.
Scendo al garage e prendo l'auto. Adesso so che è facilissimo arrivare al Bay Bridge, mi basta uscire da Nob Hill. Meglio chiedere per sicurezza al custode. Questo furbacchione mi dice:"E' facilissimo, alla porta giri a sinistra, due blocchi giri a destra, sempre dritto, arrivi al ponte"

Wow, facile davvero! Parto, arrivo alla porta e leggo un bel cartello "NO LEFT TURN". Ma come divieto di girare a sinistra, io devo girare a sinistra!!! Dietro di me ho già due macchine, una mi suona, devo girare a destra.....e perdermi di nuovo in questa città!
Cerco in tutti i modi di mantenere il senso di orientamento ma dopo un po', troppi divieti di svolta mi fanno desistere, sono nel bel mezzo del traffico delle 17.00, guido guido finché, non ci posso credere, sono di nuovo in Mason Street, prima di una lunga fila di macchine, consapevole che quando mi troverò in cima il semaforo diventerà rosso. Infatti ROSSO.
In quel momento sono calma, ma così calma che mi vien da ridere, non provo nemmeno a ripartire, scendo dall'auto, gli automobilisti dietro cominciano a suonare il clacson....mi giro, li guardo, gli mostro il dito medio e mi incammino....dove non lo so ma cammino, lasciando la macchina a bloccare il traffico. 
Passano un paio di minuti e vedo uno dei miei amatissimi poliziotti in moto, sta dando delle multe, sta scrivendo. Mi avvicino e gli dico:"Salve agente, queste sono le chiavi della mia macchina. Sta bloccando il traffico al semaforo laggiù, su Mason Street". Lo vedo ancora, solleva gli occhiali, afferra le chiavi e dice :" Non ci credo..."
" Oh sì, ci puoi credere eccome" gli rispondo.
Lui va e mi porta la piccola Mazda, dopo di che mi confessa che mi porterebbe pure a casa, ma essendo in servizio, si limiterà a scortarmi al ponte. Bello mio, grazie!
Alla fine arrivo a casa sana e salva e questo aneddoto finirà anche alla stazione di polizia di Stockton!
Dopo qualche tempo torneremo a San Francisco Claudio ed io, e lui mi farà vedere che salire Mason Street è possibile, anzi forse facile.
Arriviamo e, sorpresa, non si sale più, si scende, punto!
Da allora gli amici raccontano che dopo la mia visita a San Francisco, la polizia ha cambiato il senso di marcia della suddetta strada!






lunedì 24 marzo 2014

Scatole impolverate - La paura 15

Ho una specie di flash e capisco con assoluta chiarezza che se non faccio qualcosa subito sono spacciata, mi giro verso la salvezza, verso il portone del Mall, deserto, ma io con la disperazione nella voce dico:"Una guardia sta guardando da questa parte....".
Lui allenta la presa per guardare il compare al posto di guida ed io mi libero, scappo, corro più forte che posso con la certezza che adesso mi investiranno con l'auto, li sento partire a razzo dietro di me e penso che sto morendo ma continuo a correre singhiozzando. Il parcheggio, deserto, è enorme davanti a me, la loro macchina non mi passa nemmeno vicino, scappano. Spalanco le porte di Weinstock's e mi butto tremante e piangente tra le braccia della guardia che non ha visto niente perché non stava fuori al freddo a guardare me, era lì al calduccio a chiacchierare amabilmente con Mrs McDonalds.
Io non riesco a parlare per alcuni minuti, so solo piangere. Arriva ad abbracciarmi una collega che è ancora lì, col marito detective della polizia di Stockton che era andato a prenderla. Riesco a dire, a mozziconi, quello che è successo in parcheggio. Qualcuno chiama a casa mio marito e gli spiega quello che era capitato, sarei stata scortata a casa in breve tempo.
Ricordo con tanta rabbia la reazione di Mrs McDonalds che non ritiene necessario chiamare la polizia, in fondo non mi hanno fatto niente e non mi hanno nemmeno derubata. Il buon nome del suo Department Store è salvo.
La collega sale nella mia macchina e suo marito ci segue ma intanto chiama la centrale perché io sì che voglio denunciare quei bastardi! Il tempo di arrivare a casa e abbracciare un Claudio spaurito e preoccupato che io recupero il sangue freddo, la paura lascia il posto alla rabbia e sono pronta a rilasciare la mia dichiarazione.
I poliziotti sono fantastici e belli come quelli dei film americani, mi consolano e stanno lì a casa con noi per circa una mezz'oretta finché arriva una chiamata.....li hanno presi, li hanno beccati i bastardi. Non ci posso credere......mi dicono che se me la sento, mi portano a fare il riconoscimento lì sul posto e che li metteranno in galera per me!
Non ci penso nemmeno per un attimo ed esco di casa con la polizia che mi fa accomodare in una delle macchine di servizio nel sedile posteriore, dietro le sbarre. E' solo in quel momento che mi viene un pensiero davvero assurdo....e se una delle mie preziose clienti mi vede passare in quei minuti, dietro le sbarre di una macchina della polizia, come una delinquente......mi ritrovo a tenere la testa bassa con la mano davanti agli occhi......robe da matti!
Oh, dimenticavo, avevo anche la sirena accesa!
Ricordo esattamente tutto nei minimi particolari anche se sono passati più di trent'anni......arriviamo in un parcheggio enorme dove c'è un Mc Donald e un Denny's, poche macchine ma tante della polizia, sei o sette....hanno tutte un faro sul tetto e tutti sono accesi, il parcheggio sembra un grande Luna Park da quanto è illuminato. Le auto sono disposte a cerchio. In mezzo per terra a gambe divaricate ci sono loro, i due pezzi di merda che hanno cercato di trascinarmi nella loro macchina.
Sono esterrefatta per lo spiegamento di forze, ma mi sento quasi esaltata, non credo sia normale.
I ragazzi che mi hanno portato lì mi dicono di aspettare in auto, scendono e vanno dai colleghi. Fanno alzare i due ceffi e con incredulità mi rendo conto che sono bassi e neppure tanto corpulenti, ma riconosco quello che era sceso e mi aveva afferrato e riconosco senza alcun dubbio la loro auto. Sono molto giovani.
Li ammanettano e li portano via. Io vengo riaccompagnata a casa.
Torno alla mia vita di tutti i giorni, la mia famiglia, il lavoro e gli amici, ho sempre il terrore quando esco dal lavoro però, tutti i giorni a tutte le ore.
Passano alcuni giorni e mentre sono alla mia postazione, vengono a trovarmi gli agenti che mi hanno aiutato in quella famosa sera. Mi dicono che presto ci sarà un'udienza in tribunale. Mi dicono anche di fare attenzione, se dovessi vedere di nuovo i due o la loro macchina, chiamare subito il 911 perché, mi spiegano, i gaglioffi hanno la possibilità di sapere chi sono e dove abito se i loro avvocati gli consentono di dare una sbirciatina agli atti. Perfetto, questo mi fa sentire proprio bene!
Arriva la notifica del tribunale, leggo che da lì a pochi giorni mi devo presentare alle 9.00, aula n. 3.
Il Tribunale di Stockton
Claudio è troppo impegnato dal lavoro e non può accompagnarmi. Arrivo col cuore che batte a mille cerco l'aula e vedo i miei due angeli custodi che sono venuti a fare il tifo per me!!! Un poliziotto mi fa accomodare fuori e aspetto il mio turno. Prima del mio caso ce ne sono altri. Finalmente mi fanno entrare, mi fanno andare a sedere sullo scranno dei testimoni ed entra il giudice. No, non è possibile.......è la mia cliente preferita, la mamma di quelle due bimbe che si portano a casa un sacco di campioncini.......non mi degna di uno sguardo, forse non mi riconosce.
Il cancelliere chiama a ruolo il procedimento, viene da me con la Bibbia e mi fa giurare, dirò la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, con l'aiuto di Dio. Si comincia......
Il Pubblico ministero presenta il caso e così vengo a sapere che prima di me avevano aggredito altre due ragazze la stessa sera ma senza riuscire a portare a termine nessuno dei tentativi di furto....."che razza di sfigati" ho pensato. Le altre due vittime non si erano però sentite di venire a testimoniare di persona, avevano rilasciato una dichiarazione giurata. Dopo il PM che aveva l'entusiasmo di un gatto morto tocca ai loro avvocati difensori......oh, dimenticavo di dire una cosa....i due furbacchioni sono irriconoscibili, capello tagliato, barba fatta alla perfezione, giacca e cravatta, tutti timidini.... ma erano loro????
I loro avvocati ci fanno sapere che uno rischia la corte marziale perché è sotto le armi, se venisse condannato la sua carriera militare sarebbe finita.
"Bene", penso io, "sicuro che questo non lo rifà più di molestarmi per strada!" Non provo nessuna pena quando l'imbecille comincia a piangere.
Tocca finalmente a me. Il PM con l'aria da becchino mi fa quattro domande in croce e torna a sedersi, è chiarissimo che non gliene importa un bel niente e questo mi offende profondamente.
gli avvocati dei  ragazzi sono invece agguerriti e cercano di farmi cadere in confusione, vogliono farmi dire che la polizia li ha maltrattati e malmenati, nego risolutamente anche se sono sicura che le cose sono andate diversamente. Io non ho visto per cui non è successo niente sotto i miei occhi. Fanculo! Sono così arrabbiata che contesto da sola la domanda ai due avvocati, accusandoli di volermi mettere in bocca cose non vere. I miei amici poliziotti avrebbero voluto  applaudirmi!
A quel punto la giudice li zittisce, non mi ha ancora guardato negli occhi....chiama il PM e gli chiede di fare la sua richiesta. L'imbecille dice che in fondo questi due sono giovani, con la fedina penale pulita, alla fine non hanno fatto del male a nessuno, chiede che vengano rilasciati. I due gaglioffi cominciano a sollevare la testa e ricominciano a respirare. Io resto senza parole, ma come? La giudice batte il suo splendido martelletto e dice esattamente queste parole:" Eh no, questi signori vanno in prigione". Si gira e mi fa l'occhiolino.
 Il poliziotto del tribunale ci fa alzare perché il giudice si ritira. I ragazzi vengono accompagnati dalle guardie e non li rivedrò mai più. I miei amici poliziotti mi abbracciano e mi fanno sentire la star di un film!!!

giovedì 20 marzo 2014

Piccola intromissione...

Chiedo scusa a tutte le lettrici, questa volta è Claudio che interviene solo per puntualizzare una piccola cosa.
Probabilmente ve ne siete accorte tutte, ma per quelle poche che non lo avessero notato, faccio presente che sulla barra del menu del blog c'è una scheda intitolata "Scatole impolverate". Se volete leggere tutta la storia in ordine cronologico potete andare là.
Grazie e, scusate l'intromissione.

Scatole impolverate - Chanel 14

Vedo le facce di Mabel e di Mrs. Mc Donalds e mi sento impallidire....che cosa posso aver fatto di così grave da scomodare il grande capo?
Vengo fatta accomodare e Mrs. Mc Donalds comincia a dirmi che Weinstock's, per anni, ha tentato di avere la concessione di vendita di Chanel, la vendita esclusiva per la San Joaquin Valley. Una volta all'anno gli ispettori della linea vengono a controllare i tabulati coi grafici di vendita, di afflusso clienti ecc, valutano la richiesta e la loro risposta è sempre la stessa.....NO.
Mabel interviene e sorridendo finalmente, mi afferra le mani e mi dice che gli ispettori di Chanel, dopo aver fatto la solita visita e aver fatto le loro valutazioni sul reparto, hanno deciso di concedere l'esclusiva di Chanel a Weinstock's.....a patto che sia io, Giancarla, a gestire la loro linea.
Vado in iperventilazione e mi sento diventare paonazza. Non è possibile....mi dicono di sì.
Mi dicono che devo prendere velocemente una decisione altrimenti si perde quel treno, loro ed io!
Mi danno un giorno di tempo.
Mi fanno presente i pro e i contro della faccenda:
devo lavorare a tempo pieno, devo imparare a tenere i registri, a fare l'inventario ecc ecc.... devo però considerare il salto professionale ed economico che mi propongono.

Mi fanno poi vedere gli obbiettivi mensili che si aspettano che io raggiunga e vado in panico, parliamo di cifre molto importanti e io penso alle colleghe che mi odieranno e che difficilmente mi daranno il loro supporto nelle vendite. Sì perché  molte di loro sono lì da un sacco di tempo prima di me e poi chiunque venderà un prodotto Chanel farà guadagnare solo me che sono la responsabile.
Con tutto questo in testa vado a casa e ne parlo con Claudio. Lui è la mia roccia, il mio sostegno, la mia forza. In pochi minuti riesce a gasarmi, sono felice, sono pazza di gioia!
Accetto, nel bene e nel male accetto la sfida!
L'arrivo di Chanel diventa un evento in città, in reparto preparano il punto vendita e Weinstock's comincia un battage pubblicitario sul giornale di Stockton a piena pagina.
Mi mandano a San Francisco per un seminario, esperienza irripetibile, lusso, glamour e donne meravigliose. Mi insegnano molte cose sulla linea, mi danno due abiti su misura, neri col collettino bianco e il fiocco classico di Coco. Mi consentono comunque di indossare anche abiti miei, mantenendo il nero e bianco.
Mi danno carta bianca, nessun problema di budget, devo far volare la nuova linea. Devo solo chiedere.
Decido di organizzare una sfilata di moda con trucco di Chanel. Ovviamente ho l'avvallo del negozio, sfileranno i loro abiti.
Ricordo le ore passate a scrivere indirizzi su buste col filino d'oro, con all'interno l'invito per l'evento.
Pesco gli indirizzi a caso dall'elenco del telefono, scelgo medici, avvocati, ingegneri e ogni altro ordine professionale che mi viene in mente........avranno una moglie no? Tant'è che l'invito è a Mrs.....pinco pallo.
A Sacramento c'è la sede per la California della linea, non battono ciglio, mi fanno recapitare decine e decine di borsettine nero e oro, pronte per essere riempite di campioncini, arrivati in scatoloni. Mi sembra di essere Alice nel Paese delle Meraviglie!
C'è l'inaugurazione, è un successo perché la risposta di pubblico è davvero notevole.
Adesso però tocca solo a me.
Un'altra cosa che Chanel pretende sono i fiori sempre freschi al mio banco, bianchi e gialli. Weinstock's si inchina.
Le cose vanno bene, vendo e acquisisco in breve tempo un pacchetto clienti importante.
Il mio accento europeo fa il resto. Le signore bene della città lo trovano adorabile e comprano le mie creme. 
Una di loro è una persona seria, sorride poco e acquista molto. Viene con le sue due bimbe, una delle quali in sedia a rotelle. A quelle bambine regalo tantissimi campioncini. La loro mamma avrà un ruolo piuttosto strano nella mia vita, ma ancora non posso saperlo.

Il mio punto vendita

Come responsabile di linea devo e posso prendere iniziative ed io ne prendo parecchie in pochi mesi, arrivo a vendere addirittura i testers (con lo sconto!). Vinco premi di produzione e vivo uno dei periodi in assoluto più felici della mia vita.

Halloween è in arrivo, tutti i dipendenti di Weinstock's devono vestirsi in maschera e così Valerie, responsabile di linea di Clinique, mi aiuta a tagliare un paio di mutandoni che mi servono per fare Colombina!


Il giorno di Halloween con i miei bambini, Peter Pan ed il Diavoletto (per Enrico è perfetto....) che sono venuti a trovarmi al lavoro.

Claudio abbracciato a Blondine, una adorabile collega che adorava a sua volta mio marito!!!
Le due topoline, Valerie e Kim.

Valerie rimane, dopo più di trent'anni, una carissima amica.

E' una sera di novembre quando esco dal lavoro alle 21.30. Quel giorno ho preso lo stipendio. Cerchiamo di uscire sempre in gruppo perché Stockton non è, come già detto, una città sicura. Fa freddo e ci affrettiamo al parcheggio, seguite a vista dal poliziotto privato che sta di guardia alla porta sud del magazzino. Una alla volta ci salutiamo e rimango sola, ho la macchina davvero lontana e mi incammino in fretta verso di essa.
All'improvviso sento uno sgommare di gomme troppo vicino a me, corro e cerco le chiavi della macchina, ma le mani mi tremano e non riesco ad infilare la chiave. La macchina mi arriva di fianco bloccandomi. Si apre la portiera e sento una mano afferrarmi il braccio con forza. E' un ragazzo, mi ordina di dargli la borsa, sa bene quel che c'è dentro, come verrò a sapere in seguito.
Tante volte, chiacchierando o pensando, si ipotizzano tanti comportamenti in situazioni di pericolo e ognuno di noi pensa di sapere come reagirebbe in un caso del genere. Credetemi, non lo sapete.
Sono paralizzata, ma sul serio paralizzata, non riesco a muovere un muscolo. Solo una cosa non faccio, non mollo la mia borsa, non ci penso nemmeno, e continuo a tenerla bella stretta.
Si arrabbiano, si arrabbiano tanto e cercano di trascinarmi dentro la loro auto promettendo di farmi cose che, per decenza, non posso mettere per scritto ma che sono indelebili nella mia mente, e mi strattonano verso quella porta spalancata.....